Dott. Stefano Manera

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Amori bipolari




Qualche settimana fa ho incontrato Giorgio, dopo molto tempo che non lo vedevo. Lui è un vecchio amico, un compagno di viaggi, risate e bevute. Se non ricordo male abbiamo persino avuto qualche donna in comune durante il cammino delle nostre vite.


Ho incontrato Giorgio al centro commerciale, nel parcheggio sotterraneo, mentre cercavo la mia auto che non ricordavo dove avevo parcheggiato e imprecavo tra me e me per aver scelto di andarci di sabato pomeriggio che, dannazione, pareva esserci venuta tutta la città.


Giorgio mi si è avvicinato, mi ha abbracciato e mi ha parlato continuando a toccarmi, dandomi piccole botte al braccio con cui sorreggevo la busta della spesa. Sentivo i continui gridolini delle gomme delle auto sul pavimento lucido e continuavo a chiedermi dove diavolo potessi aver messo la mia e perché, ancora una volta, non mi fossi segnato il numero del posto. Giorgio era felice, era euforico. Finalmente era uscito con Elisa, un’amica comune a cui lui è sempre morto dietro. Ma Elisa è sempre stata troppo fidanzata, oppure troppo impegnata con le sue storie di consapevolezza e crescita personale per uscire con uno come Giorgio.


Elisa pratica yoga, anzi, lei lo yoga lo insegna, lo vive, come ama dire. E poi Elisa medita, medita tanto, recita mantra e parla di uomini e donne come di anime, di entità eteree, senza sesso. Elisa è una che non ha tempo da perdere, ha troppi pensieri d’amore universale che cerca di canalizzare scrivendoli sui social, accompagnandoli quasi sempre a un selfie con l'occhio languido, perché sia chiaro a tutti che il suo spirito e il suo corpo viaggiano all’unisono, vibrano, come direbbe lei. Ecco perché Elisa non si è mai filata Giorgio, uno che, come me, va al centro commerciale a fare la spesa di sabato pomeriggio.


Giorgio, dicevo, finalmente la sera precedente era uscito con Elisa. Lei era un po’ triste e alla fine della serata si sono baciati, un bacio in macchina, sotto casa, molto lungo, inatteso. Giorgio mi ha detto di essersi innamorato, dopo tanto tempo che quasi non ci sperava più. Così quando mi ha incontrato nel parcheggio immenso e gelido di quella città nella città, ha iniziato uno sproloquio su quanto fosse meravigliosa la vita e su come fosse giusto regalare sorrisi. Poi ha smesso per un attimo di parlare, ha tirato un lungo respiro, ha fatto un sorriso immenso e mi ha detto la sua verità: che la vita è fatta di angoli. E che dietro a ogni angolo ci sono miliardi di opportunità, tutte da cogliere, basta volerlo. Mi ha detto che dovevo crederci anch’io, ma io gli ho detto che oltre ad avere il braccio che mi faceva male per il peso della busta, non riuscivo a trovare la mia macchina e che in quel momento avrei voluto solo essere teletrasportato a casa per trascorrere il sabato sera in compagnia del mio libro. Così ho salutato Giorgio dicendogli che ero sinceramente felice per lui, gli ho promesso di chiamarlo il giorno dopo e mi sono accorto di aver sbagliato il piano del parcheggio.


Il martedì pomeriggio seguente, Giorgio mi ha chiamato, dicendomi che doveva parlarmi e mi ha proposto di andare a bere una birra in un bar in viale Certosa, perché a lui piacciono i quartieri popolari, stare tra la gente, respirarne l’umanità. Ci siamo seduti al tavolino, vedevo il traffico fuori dalla vetrina e guardavo un tizio che giocava al videopoker. Ho ascoltato Giorgio, mi ha raccontato che quella mattina aveva visto Elisa con un altro, uno alto, belloccio e coi capelli lunghi. In realtà l’aveva vista con Jean Paul, al secolo Franco, un giovane fruttariano di Barletta, mental coach, esperto di tarocchi marsigliesi, uno che sostiene di dialogare con le energie sottili e che Elisa osserva adorante. lo so perché li ho incontrati anch’io la stessa mattina e abbiamo bevuto un caffè insieme. Giorgio aveva solo sentito parlare di Jean Paul, ma lui si era depresso ugualmente, molto depresso e forse un po’ aveva ragione. Era così depresso che si è ubriacato. Si è ubriacato in un anonimo bar di viale Certosa e gli è bastata mezza birra, tanto stava male il poveretto. E allora l’amore luminoso e universale di quel sabato pomeriggio nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale è finito e ha iniziato a biascicare bile contro tutto e tutti. Il governo imbroglione. I poliziotti infami. La sua maestra delle elementari che non lo ha mai apprezzato e valorizzato e questo l’ha segnato nel profondo. Il professore di educazione fisica che lo puniva perché non metteva mai la tuta, tarpando le ali alla sua creatività. Sua madre che, a suo dire, non l’ha allattato abbastanza e suo padre che non l’ha mai capito. Si arrabbia persino con l'ostetrica che il giorno del parto lo ha preso tra le mani, lo ha guardato e mentre lui pensava stesse per baciarlo, lo ha posato lì nella sua culla per andare a stringere un altro merdosissimo bambino: un inganno che lui non ha potuto dimenticare.


Così al secondo sorso di birra, con gli occhi lucidi e già biascicante, ha tirato un lungo respiro, si è passato la mano sul viso, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto la sua verità: che la vita è fatta di angoli. Più che angoli, spigoli. Spigoli e mignoli per esser precisi, mignoli e spigoli. Che inesorabilmente si schiantano. Detto questo, è tornato alla sua birra e alle sue recriminazioni.


Avrei tanto voluto concludere con un luogo comune risolutore, cioè che gli innamorati sono teneramente bipolari e me ne sarei potuto tornare a casa a finire il mio libro. Ma quel martedì sera, saranno state le 23, mentre prendevo una birra in viale Certosa insieme a Giorgio e lo sopportavo a stento, a un certo punto ho sentito vibrare il cellulare nella tasca della giacca, l’ho tirato fuori, ho abbassato la testa sullo schermo e ho visto un messaggio di Elisa. Nessuna parola, solo una foto delle sue tette. Due tette molto belle a dire il vero. Pochi secondi dopo un secondo messaggio, questa volta con scritto: “Mi ha fatto piacere rivederti stamattina, ti ho trovato bene”. Non ho risposto, ho spento il telefono, l’ho riposto nella tasca e ho guardo il tizio che da mezz’ora buona stava giocando al fottuto videopoker, ignaro di questi piccoli drammi che si stavano consumando alle sue spalle.


A quel punto ho ordinato altre due birre per entrambi, dicendo che offrivo io. La notte sapevo che sarebbe stata lunga. Giorgio continuava a parlar male del governo, della polizia e dell’ostetrica che lo aveva tradito proprio nel giorno della sua nascita. Io ancora una volta desideravo solamente essere teletrasportato a casa per non pensare più a Giorgio, a Elisa e a Franco, in arte Jean Paul.


Sono arrivate finalmente le due del mattino, il barista cinese ci ha invitato ad andarcene e ha offerto una sigaretta a Giorgio chiedendogli se stesse bene. Uscito dal locale ho abbracciato Giorgio, raccomandandogli di aver cura di lui. Gli ho consigliato di cercare di non pensare più a Elisa, che forse non era la donna per lui e certamente nemmeno per me. Per fortuna era notte fonda, le strade erano deserte e questo mi ha concesso più tempo e calma per riabituarmi alla quasi assoluta normalità in cui mi muovo tutti i giorni. Sono tornato a casa e mi sono trascinato in bagno, mi sono lavato la faccia e poi i denti con un dentifricio alla menta forte, menta fortissima. Ho nuotato fino alla camera da letto, mi sono tolto i vestiti che puzzavano di fumo e infine sono affondato nel letto, scivolando in un dormiveglia fatto di pensieri e borborigmi.


Ho pensato agli innamorati e alla loro volubile bipolarità. Ho pensato a quanto un po’ di amore in fondo manchi a tutti e che ciascuno alla fine la vive come può. Ho pensato alle persone che non si amano, ma che si cercano lo stesso, magari per tutta una vita senza mai più ritrovarsi. Ho pensato alle persone che si sono amate tanto e che si sono perdute. Ho pensato anche che essere innamorati bipolari e non reggere la birra, quello sì che è davvero un grosso guaio. Ho pensato a quanto è bello comunque esserci e prender parte a questa sfrenata danza, chiamata vita, fatta di incontri, sguardi, messaggi e speranze.


Alla fine ho ripensato alla verità di Giorgio e ho capito che effettivamente la vita è fatta di angoli che possono essere meravigliose opportunità oppure maledetti spigoli che ci colpiscono i mignoli mentre di notte camminiamo al buio, scalzi verso il bagno per fare la pipì.


Angoli, spigoli, la birra sgasata in viale Certosa, le meravigliose tette di Elisa – mioddio che tette! – e i suoi mantra ripetuti nella posizione del loto. Mi sono infine addormentato e ho persino sognato il tizio del bar che come un automa schiacciava di continuo il tasto di quel dannato videopoker. Un sogno irrequieto. Ho sognato che a un certo punto vinceva tutto, che si voltava ed era Franco, in arte Jean Paul, che mi guardava e mi sorrideva con un ghigno beffardo, aveva lo stesso volto di uno dei personaggi dei suoi tarocchi marsigliesi. Jean Paul, coi suoi capelli lunghi e neri come la notte e il suo sorriso beffardo. Mi sono svegliato di soprassalto, ho guardato il telefono e ho visto un cuoricino solitario di Elisa a una mia foto su Facebook. Mi sono tranquillizzato e ho iniziato a leggere uno di quei libri che sei disposto a finire in una sola notte. Uno di quei libri che leggi tutto d’un fiato, che poi ti addormenti di colpo e non sai se quello che è accaduto sia stato reale oppure no. Non sono disposto a pensare a quei maledetti angoli che diventano spigoli. Non sono disposto a pensare alla mia vita stanotte.


Ho deciso che penserò solo alle storie inventate da altri uomini scritte sulle pagine di uno di quei libri. Storie inventate come quelle in cui le migliaia di Elisa, i migliaia di Giorgio e di Franco, detti Jean Paul, sono tutti un po’ profeti, a modo loro, tutti a recitare una parte in cui i primi a non crederci fino in fondo sono proprio loro. Alla fine, tutti alle prese coi loro contorti amori bipolari.


© Stefano Manera

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