Dott. Stefano Manera

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Biglietto di prima classe

Aggiornato il: gen 5

Vago per la periferia della città in questa notte di dicembre, una delle ultime notti dell’anno. Il bavero rialzato e il freddo che mi entra violento nelle ossa con quella umidità spessa che puoi persino vedere. Poche macchine, l’asfalto è lucido, nelle case qualche luce accesa sembra quasi volerti invitare e le luminarie intermittenti grondano un’aria stanca di festa ormai trascorsa. Un tram si ferma, apre le porte e vedo scendere due ragazzi, lei lo saluta appena e se ne va, lui rimane fermo per un po’, appoggiato alla saracinesca abbassata di un’edicola. Ascolto Ivan Graziani; “Signora bionda dei ciliegi” mi riporta indietro di molti anni e Milano, d’un tratto, mi sembra così piccola e così spoglia. Ripenso a qualche amore passato, a qualche amore finito, a qualche amore dimenticato, a qualche amore mai iniziato. Penso che a me le donne piacciono da morire. Non la categoria, non tutte: a me piacciono solo quelle che per qualche motivo mi vanno a genio, senza un elenco di pregi o difetti, ma solo quelle che entrano nella mia vita come contrabbandieri, superando la frontiera sferzata dalla tormenta, fottendo le guardie. Sono furbe alcune donne, sono intelligenti, alcune sono addirittura buone. Buone come la carezza di un padre, come le fiabe prima di dormire, come la bici quando impari ad andare senza rotelle, come la sorpresa dell’uovo di Pasqua che non ti delude, come la prima passeggiata mano nella mano, la gita scolastica tanto attesa, il bacio lungo che non puoi staccarti, perché il primo che si arrende ama di meno, il primo 30 all’università dopo tante notti spese sui libri a studiare. Buone come un figlio che appena esce un centimetro da quello spiraglio di vita, lo ami tanto da convincerti che la vita stessa finalmente abbia un senso e per questo la ringrazi e pensi davvero che questa storia valga la pena, perché meno di così non te lo perdoneresti mai.


Sono un miracolo queste donne qui e salvano un’intera categoria. Una categoria però è solo un’idea, forse non esiste, ma questa è filosofia e non mi compete. Alcune donne sono un miracolo, pagano loro il conto senza farsi vedere, ti vogliono bene come possono e ti danno quel poco d’amore che hanno capito nel loro pezzo di viaggio e che, da qui in avanti, desiderano condividere con te, che magari ancora non c’hai capito nulla. Alcune donne sono un miracolo e ti donano quel poco d’amore che son riuscite a custodire, a non far morire, a preservare da questo continuo assalto di anime, come nei western le diligenze, come in questa città vuota, illuminata solo da luci che si specchiano sull’asfalto bagnato. Fanno un gran lavoro queste donne qui, roba da fermarsi a pensare a come formulare un grazie che restituisca il senso della nostra gratitudine.


Allora continuo a vagare e mi fermo nell’unico chiosco aperto in questa notte di festa per chiedere qualcosa da bere che mi scaldi anche il cuore e non solo la gola. Il ragazzo pakistano del chiosco mi porge il bicchiere e mi dice qualcosa che non riesco a capire, ma gli sorrido lo stesso. Lui è stanco, vorrebbe chiudere, una volante si ferma e due poliziotti scendono per fumarsi in pace una sigaretta.


Così ripenso alle donne che sono passate nella mia vita, che hanno voluto condividere con me anche un piccolo tratto del loro viaggio. Ripenso alle parole che magari avrei voluto dire loro e ai reciproci silenzi. Ripenso alle risate, alle lacrime, al sudore sulla pelle e agli addii. Ripenso a chi ha avuto paura, a chi diceva che sarebbe tornato e non l’ha mai fatto. Ripenso che a volte avrei dovuto avere le palle e che altre volte, forse, ne ho avute fin troppe.


Finisco il mio bicchiere, lascio i soldi sul bancone e il ragazzo pakistano spegne finalmente le luci del chiosco. Ripenso che molte donne che ho incontrato si sono spese completamente, chi per la famiglia, chi per il suo uomo, chi per far funzionare le cose anche quando le cose facevano così schifo e loro piangevano di notte, in silenzio. Ripenso a queste donne e al loro essere miracolo e mi chiedo se in fondo, tutto questo voler bene sia stato loro d’aiuto o se la vita le ha invece ingannate, deluse o tradite come succede a tanti, a tutti, forse.


Sono convinto però che grazie a quel poco o tanto amore che son riuscite a custodire, a non far morire e a preservare, almeno loro, non avranno rinnegato la loro natura e così me le immagino, ovunque siano ora, pronte a percorrere tutto il viaggio della vita con un meritato biglietto di prima classe per anime salve.




© Dott. Stefano Manera

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