IL PANE CIBO DELL'ANIMA
mente (cervello)
5 gennaio 2020
Il pane cibo dell'anima | Stefano Manera Blog

Siamo troppo cerebrali per capire che si può star bene senza complicare il pane, lo diceva Samuele Bersani tanti anni fa.

Frank Metzger l'ha capito bene e questa sera vorrei raccontarvi una bella storia, una di quelle che fanno andare a letto fiduciosi e felici.

Per Frank Metzger, fare il pane non è solo impastare acqua, farina, sale e lievito ma è una questione esistenziale.
Il pane per lui è come dovrebbe essere la vita: buona, semplice e senza bisogno di aggiunte superflue.

 

Frank negli anni '80, in contrasto con l'edonismo di quegli anni, fece un’esperienza in una comunità di lavoro gandhiana in cui apprese i segreti dell’economia non violenta, rispettosa dell’uomo e dell’ambiente.
Non aveva mai fatto il fornaio in vita sua e ora racconta:


“Il pane è una metafora della vita. Se lo prepari con sentimenti negativi, di fretta, senza rispettare i tempi di lievitazione farà male alle persone.
Fare il pane nel modo giusto, nel modo antico, contribuisce alla crescita personale di tutti, di chi lo produce e di chi lo consuma".

 

Il suo Pane è tutto questo e la sua decrescita etica è quella di farlo come un tempo con solo 3 ingredienti impastati a mano nella madia e con farine di segale e di enkir, di farro e di grano saraceno da mulino Marino.
4 madri del lievito (frumento, segale, enkir e farro) conservate in frigorifero, fermentazione acetica e acidità spinte, per una panificazione in purezza.
Arcaismo e dogmatismo, sicuramente, declinati in quel fascino perverso definibile come verità.

 

Questo Pane è il futuro nella tradizione e insegna la necessità prima del desiderio.
Olisticamente racchiude il segreto del bisogno, ha la costanza delle mani e la visione del fuoco.
Nessuna impastatrice.
Il forno è a legna (tagliata nei boschi circostanti, frutto di uno scambio virtuoso tra consumi ed anidride carbonica).
Il fuoco è diretto e illumina una radio cosparsa di farina e un telefono grigio con scritto SIP.

 

Ecco, questa è la storia che volevo raccontarvi in questa serata piovosa.
Una storia di una scelta consapevole di sostentamento, di sostenibilità e di libertà.

 







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